• Carla Magnan
  • 2 Aprile 2024

IL RICORDO CHE SE NE HA

Opera in one act for actress singer, soprano, male narrator voice and ensemble (four-hands piano, viola, wind instruments and percussion) and video.

Dramaturgy by Mariza D’Anna e Guido Barbieri, based on the novel of the same name by Mariza D’Anna (Margana Edizioni)

Première Ente Luglio Musicale Trapanese Teatro di tradizione, Teatro Ariston, Trapani (Italy).

Category  Opera

Year Composed 2020-2021

Duration 75’

Language Italian

Program notes 

Italia e Libia si affacciano sullo stesso mare. Inevitabile dunque che le relazioni tra i due Paesi siano da sempre intense, forti, contraddittorie. Segnate da alleanze e amicizie, ma anche da scontri, guerre, invasioni. In particolare, nel corso del secolo passato la brutale invasione italiana del 1911, che sterminò un ottavo della popolazione libica, la violenta colonizzazione fascista degli anni Trenta, il colpo di Stato di Gheddafi del 1969, l’espulsione e l’espropriazione di circa ventimila italiani. Fino ai contrasti attuali sui flussi migratori. Tutte ferite che fanno fatica a guarire. È ancora vivo, in particolare, il ricordo delle molte famiglie italiane che, dopo la creazione della Repubblica araba di Libia, furono costrette a lasciare precipitosamente il Paese abbandonando tutto quello che avevano realizzato.

Una testimonianza particolarmente preziosa di questa fase cruciale e tuttora irrisolta nelle relazioni tra Italia e Libia è quella della giornalista Mariza D’Anna che in un libro pubblicato recentemente, Il ricordo che se ne ha, racconta la storia della propria famiglia. Una famiglia siciliana che sin dagli anni Trenta si trasferisce in Libia dove, crea una florida azienda agricola, sposta il proprio baricentro in Nord Africa e poi nel 1970 è costretta a tornare in Italia, gettando al vento decenni di lavoro, di esperienza, di ricchezza. Lo spettacolo, che porta lo stesso titolo del libro, vuole tradurre in suoni e in immagini il senso etico e storico di questa vicenda esemplare.

Guido Barbieri

Nella composizione di quest’opera ci siamo lasciate guidare da diverse suggestioni musicali e timbriche delle terre al centro del racconto: la Sicilia e la Libia. Spiccano i temi popolari che riemergono nel tessuto musicale originale: per la tradizione musicale siciliana la famosissima Palummedda e la straordinaria e unica ninna nanna per una figlia; per il mondo arabo una delle ninne nanne/canzoni più conosciute, Yalla tnam Rima (Preghiera per Rima). Alcuni temi originali richiamano sia le atmosfere naturali del deserto e del mare sia le atmosfere emotive di tutti i personaggi protagonisti dell’opera.

Accanto a questo mondo popolare, nella partitura sono accostate delle canzoni d’epoca, conosciute grazie alla radio, quella radio che era oggetto ludico ma anche oggetto di comunicazione. Dalla radio si ascoltavano gli ultimi successi dei grandi cantanti dell’epoca a volte bruscamente interrotti da comunicati su fatti di guerra, terrore e molto altro, proprio come accade alla fine de IL RICORDO CHE SE NE HA quando, durante un pranzo a Erice, in estate, la famiglia D’Anna scopre l’avvenuto colpo di Stato.

Così l’opera si chiude, con nostalgia e con la riflessione attorno alla figura di nonno Carlo, colui che aveva scelto di andare in Libia, inseguendo il grande sogno della colonizzazione. Adesso è spento, sale lentamente le scale, lascia tutti e tutto nel silenzio.

Ma in questo silenzio ritornano i ricordi, la speranza, la tristezza, la paura di non avere più nulla, di non poter rientrare a casa… rieccheggia musicalmente l’attualità che in fondo è una storia nella storia, una storia di cicli continui in cui una costante è fatta proprio dal dramma umano di profughi e immigrati con le loro perdite, le loro tragedie e i loro sogni, con “il ricordo che se ne ha”.

Carla Magnan e Carla Rebora

Grande è l’emozione difronte alla avvincente sfida di mettere in scena un testo mai recitato, una partitura mai eseguita. Il regista si trova in bilico tra lo smarrimento e l’infinito senso di libertà: un dolce tormento che lo accompagna fino all’apertura del sipario della prima.

I romanzi di Mariza D’Anna sono diventati un corpus dove testo e musica sono una cosa sola e da cui sgorga una fonte straripante di spunti, di stimoli, di suggestioni che regalano a chi si occupa della messa in scena innumerevoli presupposti per definire lo spettacolo. Ma è proprio di fronte a tale sovrabbondanza che per me è stata necessaria un’operazione di riordino e, soprattutto, di sottrazione del materiale, affinché brillasse al meglio sia il lavoro drammaturgico che quello musicale. Per me era imprescindibile raggiungere un alto grado di nitidezza e pertanto essenzialità e sobrietà dei mezzi teatrali assieme all’impiego del video in senso scenografico ed evocativo sono state le scelte per la realizzazione di questo spettacolo.

Maria Paola Viano

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